giovedì 26 maggio 2016

Recensione "Ragno" di Alessandro Saetta Vinci

Titolo: Ragno
Autore: Alessandro Saetta Vinci
Genere: Narrattiva - relazioni di coppia
Editore: autopubblicato
Lingua: inglese
Pagine: 303
Asin: B00VTWMMK4
Prezzo: Euro 2,99

SINOSSI

A Place, Florence. A Time, Four / Five Hours between Midnight and Dawn. What happens when a regular John Doe meets a young runway starlet? 

Fun, fast, frantic and clumsy. 

A -non- Love Story like you’ve never read before. Mainly because I’m no Bradley Cooper. And I’m no Ryan Gosling. That is.

RECENSIONE

IRONICO E GENUINO. UN BEL RACCONTO.

domenica 24 maggio 2015

IL RICORDO DI TE

Sullo scoglio i piedi fanno un passo indietro a ogni ondata. 
Tra i rumori lontani della spiaggia, il suono ovattato dei bambini che giocano spensierati, tu mi guardi e mi sorridi dicendo: “Non è difficile, puoi  farcela!”

Ma io non ci riesco, non posso…

Mi tendi la mano e io vorrei tanto poterla prendere fra le mie  e stringerla forte al cuore, invece abbasso la testa come un mulo e vado contro vento. Solo i miei occhi sono rivolti verso l’alto. Guardano te. Chissà se mi aspetterai. Più cerco di scendere da quello scoglio, più cerco di avvicinarmi a te, più vedo la tua mano allontanarsi.
Sapessi quante volte me ne sono chiesta il perché; eppure il tuo sorriso, sotto gli occhiali spessi, è qui nella mia mente. Hai sempre avuto uno sguardo gentile, sempre così ti ricordo. Sempre e per sempre così voglio ricordarti. Come nella foto sul mio comodino che di tanto in tanto sfioro per salutarti.

Non sono mai scesa da quello scoglio, non finché c’eri tu! Ero una bambina vigliacca, ma ora non più. Saresti fiero di me. Ora guardo dritto negli occhi chi mi sta davanti, e a chi mi tende la mano, la tendo a mia volta. Ho imparato anche a mordere e a sorridere; talvolta lo faccio nel medesimo momento. Non chiedermi come lo faccio, posso e basta.

Ma sento ancora gli spuntoni della pietra sotto i piedi a volte e quell'angosciosa sensazione di abbandono. Tutto e tutti sono lontani da me per migliaia di chilometri mentre io sono sola, proprio come quel maledetto giorno in cui ti diedi l’ultimo bacio.
Vorrei poter non sognare di te, oppure sognarti più a lungo. A  volte è come se qualcuno avesse preso il mio cuore in pugno e lo avesse stretto fino a farlo scoppiare.

“Ecco cara, tieni pure.”

Ma cosa posso farmene io di un cuore infranto, ora? Lo rimetto a posto assieme a tutto il malandato resto e mi accoccolo sotto le coperte. Sono stanca e spaesata oggi, probabilmente per questo ti scrivo.


Mi manchi…

venerdì 22 maggio 2015

Leggi che ti passa!

Ieri, dopo almeno tre anni che non lo facevo, sono stata convinta da un amico a dare una lettura in streaming (anche se solo via skype). Mi sudavano le mani, mi tremava la voce e stavo realmente pensando di fingere un decadimento della linea - sì lo so è puerile, ma la paura fa questo effetto.

Alla fine mi sono detta: "Non fare la stronza! Vai e colpisci."
Così dopo più di tre quarti d'ora di preparazione mentale (costituita principalmente dalle parole: "Vai Patty, vai Patty, dai cazzo!"), mi sono decisa a dare questa lettura.

Come sempre, non appena ho iniziato a leggere il testo, si è creato un silenzio surreale sulla linea. Erano tutti pronti ad ascoltare ciò che avevo da dire.
C'è qualcosa di più terrorizzante di questo (a parte gli abiti che sfoggia Noemi a The Voice)?

Comunque fortunatamente, una volta iniziato, è stato un po' come rimparare ad andare in bicicletta. Due pedalate e stavo già correndo, forse anche troppo.
Ammetto che il fatto di leggere per persone che conosco e con le quali intrattengo un rapporto d'amicizia, abbia reso le cose un po' più semplici, però sono felice di aver tolto qualche mattoncino da questo muro che stava davvero crescendo un po' troppo.

Il mio problema è che mettere a nudo una parte di me, mi mette un po' in soggezione. Insomma facciamo un esempio pratico: vi chiedono di mostrare la vostra "trottolina amorosa dudù dadà" davanti a tutti, non è mica semplice! A meno che non siate delle attrici porno, ovviamente.
Per me fare una lettura in streaming è mostrare apertamente emozioni che altrimenti sarebbero nascoste tra le righe dei miei scritti. Una sorta di "outing".

Comunque, in barba a tutte le mie angosce, la lettura è andata bene. Ho incespicato in un paio di parole e ho fatto da centometrista in alcuni punti del testo, ma per il resto è stata soddisfacente. Chissà che piano piano non torni a farne più frequentemente e su uno streaming vero come ai vecchi tempi!






martedì 28 ottobre 2014

Recensione film: "The anomaly"



TRAMA:

Un uomo si trova di punto in bianco a non essere padrone della propria vita, qualcun altro ha preso il controllo del suo corpo e della sua mente grazie a un impianto sottocutaneo collegato a un satellite in orbita. Torna in se stesso solo per nove minuti e quarantasette secondi alla volta, tempo questo, necessario al satellite per poter fare un reboot. Quel reboot è l'anomalia. Grazie ad essa, di volta in volta, l'uomo scopre un nuovo tassello del puzzle, e al contempo tenta di porre rimedio alle azioni perpetrate dall'ospite indesiderato e suo figlio. Una continua lotta contro il tempo, adrenalina a mille, tensione allo stato puro.

Wow! Sembra un film fighissimo, vero? In realtà non è così.
L'unica anomalia di "The anomaly" è che sia stato prodotto. Probabilmente chi ha tirato fuori i soldi avrà ingenuamente pensato che il fatto di inserire tre protagonisti molto carini avrebbe fatto la magia, invece la triste realtà è che ha toppato di brutto.
Dialoghi vuoti, situazioni improbabili, scene di combattimento improponibili.
Non voglio neppure dilungarmi troppo sul doppiaggio che è stato fatto al risparmio (ma come si può far doppiare più attori a un unico doppiatore? Ma di che cosa si erano fatti? Ma non ce l'avevano un fratello, un cugino, uno zio che potesse dire quel paio di battute?).
Che altro dire?
Se vedete il dvd in vendita, cambiate strada!

Voto: 1 stella 


sabato 25 ottobre 2014

Il nostro segreto


C’era una volta un grande libro color rosso carminio. Nelle sue pagine erano raffigurate principesse e principi che indossavano abiti sfarzosi; c’erano zucche trasformate in carrozze e topolini magicamente tramutati in bellissimi cavalli bianchi. Non c’era limite a quanto veniva narrato all'interno di quel libro.
Io ero solo una bambina che voleva scappare dalla realtà, così mi rifugiavo in quelle pagine, mi nutrivo della fantasia che ne scaturiva, mi dissetavo dei lieto fine in esse contenuti. Quando chiudevo quel volume non ero costretta a tornare immediatamente alla mia vita; potevo immaginare che la storia continuasse, potevo fantasticare su cosa avrei fatto o non fatto nelle situazioni descritte e che avevo letto; potevo fingere di essere qualcun altro.
Non si finisce mai di essere bambini, ma bisogna ammettere che talvolta operiamo delle scelte che ci portano a dimenticare noi stessi. C’è chi accetta, sposa e abbraccia, il suo essere bambino e quindi continua a ricordare per sempre, e chi cerca di sfuggire a questa legge naturale. Chi si allontana, purtroppo, perde un po’ di se stesso, perde un pezzo d’anima. Questo ho sempre pensato e continuo ancora a pensare. Il cuore si indurisce, la mente inizia a compiere un’indicizzazione analitica di ciò che va tenuto e di cosa può essere lasciato indietro.
La mente senza il cuore non è nulla. E’ così che dimentichiamo cosa sia la felicità, cosa sia la pace interiore. È così che dimentichiamo cosa significhi apprezzare i bei momenti.
I miei sogni di bambina erano per lo più incentrati sulla figura del principe azzurro. Bramavo il momento nel quale avrebbe galoppato verso di me sul suo maestoso destriero,  e mi avrebbe portato con sé al castello del quale, un giorno non troppo lontano,  io sarei stata la regina.
Nei miei sogni di bambina, il principe azzurro era bellissimo, con la chioma fluente e il sorriso solare; era coraggioso e avrebbe combattuto per me contro chiunque. Oggi i miei sogni sono sepolti sotto una sottile patina di cinismo camuffata da maturità, ma non ho smesso di sognare: mi sono solo ridimensionata.
Il mio principe non è più un principe, non indossa un’armatura lucente, non ha un cappello col pennacchio e non cavalca un maestoso destriero, però ha occhi profondi e sono certa, anche gentili in talune occasioni. Veste di tutti i colori e non più d’azzurro, e ha un sorriso misterioso, lieve come la rugiada che si posa sui fiori di primo mattino.
Mi piace quel sorriso che aleggia sulle sue labbra: è il mio trofeo, la mia vittoria; e se pure non ho occasione di vederlo con i miei occhi, so che è sempre presente anche quando lui non è con me. È l’energia che accende la mia giornata, è la forza che la fa volare a velocità vertiginosa. È il segreto che condividiamo.
Sono felice del mio principe non principe; sono felice di non essere destinata a indossare i panni della regina di un castello di cui non m’importa nulla. Sono… felice.

venerdì 25 luglio 2014

TRANSFORMERS 4 (2014) VS L'UOMO D'ACCIAIO (2013) = 2 X 1 ACCATTATAVILL'


Trama di entrambi i film: 

Sfuggiti dalla distruzione totale del loro pianeta si sono rifugiati sulla terra. Devono dissimulare la loro vera natura per mantenere il riserbo sulle loro identità: non tutti gli esseri umani sarebbero comprensivi con loro come lo sono stati quelli che hanno dato loro asilo in principio. Li aprirebbero come angurie alla "Sagra del Cocomero" per vedere come sono fatti dentro, per carpire i loro segreti e usarli contro di essi. Gli esseri umani, infondo, hanno da sempre paura dell'ignoto, di ciò che non conoscono o non possono comprendere (e forse un po' di ragione ce l'hanno...). 

All'improvviso il passato di questi eroi sotto mentite spoglie, compare all'orizzonte nei panni dei cattivi per eccellenza. Iniziano gli ultimatum, le distruzioni totali (non ho contato quanti grattacieli, case, fienili, statue e auto, sono saltati in aria ma vi assicuro che il numero era considerevole) e infine le lotte all'ultimo respiro.
Dopo un inizio incerto, la collaborazione tra umani ed eroi finalmente si consolida regalando la vittoria ai buoni e sfanculando i cattivi. Ovviamente le ultime scene ci ricordano che "non finisce qui!" altrimenti i sequel come fanno a farli?

La differenza sostanziale tra i due film è solo una: Transformers 4 è più sanguinario di L'uomo d'acciaio; infatti nei primi 15 minuti di film, il povero Lucas (si chiamava così?) resta letteralmente impietrito dalla paura e dal dolore (nel senso che uno dei cattivi, con un rutto portentoso - ma che aveva mangiato? - lo prende in pieno, lo avvolge in una palla di fuoco, e lo tramuta in una statua che lo ritrae nell'atto di correre, con il volto trasfigurato dal terrore e probabilmente pure dall'incazzatura. E che cavolo, per una volta che lo pigliano in un film lo fanno morire dopo soli 15 minuti? Ma allora non prendetelo, no? Eh!).

Considerazioni:

Belli gli effetti speciali, bella l'azione, belli i combattimenti, ma dopo che hai distrutto mezza città, sul serio... possibile che non ci sia neppure una vittima? Dove cribbio erano andati tutti gli abitanti di quelle città, di quelle metropoli? Un po' di realismo, suvvia!

Al di là di tutto non sono brutti film, solo che mancano di originalità. Transformers 4  ha cambiato l'attore principale che aveva contribuito non poco alla riuscita dei tre precedenti film. Si era creata un'alchimia tra il protagonista umano e gli spettatori e inoltre è mancata la sinergia tra i protagonisti umani e quelli di metallo.

Per quanto riguarda L'uomo d'acciaio, be' che dire? La storia di Superman la conosciamo tutti. Questo film non ha portato nulla di nuovo; non c'è stato un colpo di scena di cui non fossimo già consci, nessuna ventata d'aria fresca, neppure una piccola chiave di lettura che si differenziasse dai precedenti tentativi... nulla.

Voto: per entrambi 3 stelle su 5 (ma solo per gli effetti speciali che erano straordinari).

giovedì 24 luglio 2014

100 RACCONTI DI 100 PAROLE A 100 CENTESIMI ACQUISTABILE SU AMAZON

Ogni storia ha un principio, un corpo, una conclusione; cosa accade però quando tutto questo deve avvenire in una “drabble”, ossia nello spazio ristretto di 100 parole esatte? Accade che l’autore inizia a domandarsi: “Ma quand’è che ho deciso di darmi al masochismo?” ;)
Al di là degli scherzi e delle battute spiritose, il Forum Letterario di Inchiostro&Patatine, qualche tempo fa, ha lanciato una sfida agli autori membri: scrivere delle drabble. Tra le altre è stata selezionata anche “Sette”, la mia drabble, così eccomi qui a presentarvi: “100 racconti di 100 parole a 100 centesimi”, lo sforzo congiunto di 57 autori che hanno voluto farsi del male, ora acquistabile su Amazon :)
SINOSSI:
100 racconti di 100 parole: una bella sfida, quella lanciata sul Forum Letterario di Inchiostro&Patatine e alla quale hanno partecipato 57 scrittori emergenti, professionisti e non, di tutte le età e provenienze. Ogni partecipante doveva attenersi a un’unica e semplice regola: scrivere un racconto di cento parole esatte – non una in più, non una in meno. Una costrizione formale più difficile di quello che sembra: quando le parole sono contate, ogni scelta lungo l’atto della scrittura si trasforma in decisione strategica nell’economia della narrazione. Tuttavia, anziché restringere il nostro campo espressivo, tale esercizio stilistico ne incrementa le potenzialità. Il racconto si libera dal superfluo e dal ridondante, l’emozione si rivela nella sua essenzialità: dolore, paura, pazzia… ma anche amore, gioia e passione letteraria. Questa raccolta presenta un arcobaleno di storie umane che si impongono per la loro purezza, forti e vibranti. Triste o divertente, a volte anche un po’ assurda, ognuna di queste testimonianze letterarie rispecchia delle verità profonde e necessarie che accomunano autori e lettori, instaurando tra di loro un legame atemporale e universale. 
Lanciato nel 2010, il Forum Letterario di Inchiostro&Patatine è una piattaforma virtuale gratuita, una finestra aperta sul mondo dell’editoria e della letteratura. 
È un luogo in cui ci si confronta, dove si possono condividere idee e ricevere consigli sui propri scritti anche grazie ai contest letterari organizzati dallo Staff. 
Dopo 4 anni di attività, il Forum Letterario ospita più di 850 membri registrati, condivide le sue iniziative con 1.400 amici su Facebook e oltre 2.200 follower di Twitter. In costante ricerca di qualità, proposte innovative e canali espressivi liberi, siamo uniti come un’unica grande famiglia.